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ArchiPills| Memoriale all'Olocausto Berlino di Peter Eisenman

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Frutto dell'idea progettuale dell'archistar Peter Eisenman e dell'ingegnere Buro Happold, a seguito della vittoria del concorso nel 1997; il severissimo Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa o meglio conosciuto come il Memoriale all'Olocausto si trova oggi nel quartiere di Mitte, lungo una sezione di quella che un tempo era la terra di nessuno tra i due lati del Muro, poco lontano dalla Porta di Brandeburgo.
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Per secoli le città della nostra Europa ha visto ergersi nelle piazze più o meno grandi monumenti dedicati ai re e governatori che, con la loro immagine gloriosa, hanno scritto la nostra storia. Ma a seguito del massacro provocato già dalla Grande Guerra, ognuna delle nostre piazze si è dovuta confrontare con quello che non è altro che un monumento alla memoria degli orrori del mondo.
Perché se è vero che il nostro spirito di sopravvivenza ci impone la forza e la volontà di ricostruire città e condizioni migliori per le generazioni future, e anche vero che non bisogna lasciare spazio alla cosiddetta fenomenologia del rifiuto che attraverso il rifiuto della realtà sfocia nella pericolosissima rimozione del ricordo.

E la grande macchia sull'umanità provocata dai campi di prigionia, e dai lager, a danno dei morti dello sterminio nazista, che monumento possono, debbono avere?

Peter Eisenman ha affrontato questo problema, dando corso a una precisa volontà dei promotori e dei committenti del monumento agli ebrei d’Europa uccisi nelle camere a gas, sul bordo delle fosse comuni, abbattuti dalla furia omicida di uomini e donne che hanno organizzato un insensato sterminio utilizzando al suo punto culminante i sistemi dell’industria moderna. 
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L’incarico era di erigere un monumento senza nomi e senza dedicazione, costruito nel centro di Berlino, vicino alla Porta di Brandeburgo, a poca distanza dal bunker della Cancelleria di Adolf Hitler, lungo la linea dove sorgeva il Muro e nei pressi delle ipermoderne sedi delle istituzioni governative e parlamentari della nuova Germania.

Cos'è allora oggi il Memoriale all'Olocausto?

Un grande sepolcreto, una vasta area cimiteriale composta da tombe tutte della medesima forma, dimensione e colore. 
La sepoltura anonima, uniforme, omogenea dei grandi cimiteri militari della Seconda guerra mondiale, per lo più segnata da cippi o croci bianche, simbolo dell’eterno riposo, qui si trasforma in qualcosa di diverso, d’inquietante per paradosso: qui non ci sono corpi sepolti (dei morti dei campi di sterminio, come purtroppo sappiamo non è rimasto nulla).
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Le 2711 stele che costituiscono la parte più nota e intensa del complesso, e che, sebbene appaiano tutte di altezze simili dall'esterno, sono progettate per disorientare chi ci passa in mezzo: l’idea è quella di far provare angoscia e solitudine all'interno di un sistema ordinato e inflessibile.

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Le stele hanno tutte la medesima dimensione; la faccia superiore, il coperchio, è di 95 per 238 centimetri. Sono composte di un beton grigio, tendente al nero, affilato sugli spigoli. Al centro sono alte sino a 4 metri, e si trasformano in alberi fossili – una foresta di pietra –, tutti perfettamente squadrati, e tuttavia producono prospettive sghembe nelle diverse direzioni.

Come punti di rette che poi si intrecciano a formare una fitta maglia, disegnano un profilo incurvato in più direzioni, che la luce radente rende simile a un velario sospeso sul terreno. Nessun nome e nessuna scritta compaiono sulle steli; nulla annuncia a chi vi giunge che i cunicoli che gli si aprono accanto o di fronte costituiscono un Memoriale, che l’architetto ha saputo concepire come un luogo che tale è proprio perché ad esso non si adatta alcun nome.

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Ad un primo impatto può apparire poco coinvolgente dal punto di vista emotivo, ma il progetto vuole sperimentare attraverso la freddezza delle sue strutture l’angoscia, lo spavento e il disorientamento di un popolo davanti alla cancellazione di ogni traccia di umanità.

Questo campo di stele è accessibile 24 ore su 24 da ciascun lato del suo perimetro e di notte è illuminato.
Successiva è invece la costruzione dell’Ort der Information (Luogo dell’informazione) sotterraneo, posto sul lato estremo della foresta di stele, in cui trovano posto l’archivio dei nomi, fotografie, bacheche, e dove è possibile seguire un percorso che tratta simbolicamente le vicende personali e i destini di alcune vittime dell'olocausto attraverso citazioni, immagini e voci di testimoni.

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Studio di progettazione:
https://eisenmanarchitects.com/

Fonti:
- Redazione Domus, Peter Eisenman. Labirinto di cemento, in Domusweb.it, 19 Mag 2005, http://bit.ly/2vjKUi8;
-Francesco Dal Co, Il Memoriale di Peter Eisenman a Berlino per gli Ebrei d’Europa assassinati, in Casabella735, 17 Giu 2005.

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