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Stories d'Arte| Cap.2_Il Neolitico...dalle palafitte ai Megaliti

Stonehenge (Inghilterra) - Fonte: naturalworldphotography.net


Cap.2 Il Neolitico...dalle palafitte ai Megaliti

Nel periodo paleolitico l'uomo è esclusivamente cacciatore, e per tanto non ha ancora una fissa dimora, poiché la sua sopravvivenza dipende fortemente dalla capacità della tribù di seguire gli spostamenti migratori della selvaggina.

Data una tale precarietà del tempo di stazionamento in un determinato luogo, non vi era la necessità di realizzare 'abitazioni', e per ripararsi alla meglio dalle intemperie e dagli animali feroci si rifugiava nelle grotte e nelle caverne naturali (di cui abbiamo visto alcuni esempi nello scorso post Cap.1_L'Arte Rupestre), allo stesso modo di molti animali.

scene della grotta di Lascaux storia dell'arte rupestre preistoria paleolitico
Le grotte di Lascaux - dal post Cap.1_L'Arte Rupestre

Ma con il progredire dell'evoluzione e delle capacità organizzative delle tribù. l'uomo primitivo iniziò ad avere necessità di organizzare in maniera diversificato gli spazi all'interno della caverna, dedicando alla veglia e all'uso del fuoco quelli più vicini all'entrata e al riposo, alle ritualità e alle sepolture quelli più interni e protetti.

Non abbiamo quindi tracce di architettura preistorica fino almeno al mesolitico (ca 6000 a.C.) quando l'uomo, scoperti l'agricoltura e l'allevamento, inizia ad aver bisogno della 'sedentarietà', ovvero della necessità di abitare stabilmente in un determinato territorio, preferibilmente pianeggiante attraversato da fiumi o corsi d'acqua.

fonte: Focus.it

Le prime abitazioni
E se in montagna era facile trovare caverne e anfratti naturali nei quali ripararsi, in pianura diventava quasi impossibile: è questo il momento in cui l'uomo inizia a "fare architettura".
Inizialmente scava caverne artificiali, profonde fosse, rivestite da corteccia d'albero, pavimentate in terra battuta e ricoperte alla meglio con frasche, stuoie e pelli di animale.
Nelle regioni più calde, invece, fa ricorso alle cosiddette camere ipogee - dal greco hypò (sotto) e ghè (terra) - dei veri e propri pozzi, accessibili mediante rudimentali scale in legno, in fondo ai quali la temperatura risultava molto inferiore a quella, spesso insopportabile, dell'esterno.

È sempre in epoca mesolitica che compaiono le prime capanne costruite completamente fuori terra. Da principio sono coniche, sul tipo delle tende usate fino alla seconda metà dell'Ottocento, dai Nativi Americani. Esternamente venivano ricoperte con pelli o frasche, a loro volta impermeabilizzate con fango o argilla.
fonte: zanichelli.it
A seconda delle zone, delle caratteristiche ambientali e del grado di evoluzione delle popolazioni si hanno, in seguito, anche strutture edilizie più complesse (ad esempio capanne con pareti verticali a pianta quadrata, circolare o ancora più articolata) fino ad arrivare (ormai in piena epoca neolitica) alle palafitte, costruzioni realizzate su una serie di pali conficcati nel fono melmoso di laghi, fiumi o paludi, nei pressi della riva.
Museo delle Palafitte © Andrea Lessona
Le palafitte erano solitamente riunite in villaggi, nei quali potevano convivere anche molte famiglie, al fine di organizzare al meglio le attività produttive e avere maggiore possibilità di difesa dagli attacchi delle tribù vicine. 
Simili alle palafitte, infine, erano le terramàre, costituite da capanne sempre sopraelevate, ma poste sulla terraferma e diffuse soprattutto nella Pianunra Padana, tra il XV e il XII sec a.C.
Esempio di terramàre

Le costruzioni megalitiche
L'attività architettonica dell'uomo preistorico, però, non si limita esclusivamente all'abitazione. A partire dal V millennio infatti, l'intero continente europeo è interessato dalla diffusione di oltre ventimila insediamenti megalìtici!
Un esempio di cromlech nel nord della Gran Bretagna - fonte: bundan.com
Questi, a seconda dei casi e delle regioni - dal Portogallo alla Bretagna, fino alla Scandinavia e alla Crimea - possono essere ora isolati, ora riuniti in gruppi, ora disposti secondo vari allineamenti. In genere sono costituiti da gigantesche pietre, opportunamente sagomate e disposte con finalità e funzioni che spesso rimangono ancora abbastanza misteriose (si pensa ad una prima forma di culto divino o ad una primordiale osservazione astronomica).

La più semplice di queste strutture è il menhìr (dall'antico brètone mèn, pietra, e hìr, alto/lungo), esso consiste in un monolite, ovvero unico blocco di pietra, conficcato al suolo e sagomato in modo da assumere una forma abbastanza aguzza e slanciata.
Villa Sant'Antonio (Oristano) menhir di Monte Corru Tundu - fonte: wikipedia.org
Per la collocazione di un menhìr occorreva uno sforzo collettivo enorme. 
Si ipotizza che il masso venisse fatto rotolare fino al posto desiderato dove veniva fatto scivolare in una profonda buca. Con l'aiuto di corde e puntelli lo si portava in posizione verticale e si colmava la buca in modo che non potesse cadere.
ipotesi del sistema di innalzamento del menhìr - fonte: didarticarte.it
Di dimensioni variabili (da circa un metro a oltre venti), i menhir sono spesso collocati in lunghe file, determinando suggestivi allineamenti lunghi anche qualche kilometro.
Più complessa è la struttura del dòlmen (sempre dal bretone tòl, tavola, e mèn, pietra), il cui nome significa letteralmente "tavola di pietra". I dolmèn, infatti, sono costruzioni megalitiche costituite da due o più elementi monolitici verticali aventi funzioni di vere e proprie pareti sulle quali veniva appoggiato orizzontalmente un enorme lastrone di pietra.
In tal modo ai delimitava un'area coperta probabilmente dedicata a riti magici o a sepolture collettive.
Poulnabrone Dolmen, Irlanda - fonte: ansa.it
Dolmen di Sa Coveccada, Sardegna. fonte: wikipedia.it
I cròmlech (dal gallese cròm, ricurvo, e lèch, pietra), sono invece grandi costruzioni megalitiche a pianta circolare. Diffusi in Svezia, Danimarca, nelle regioni atlantiche della Francia e soprattutto in Gran Bretagna, essi consistono in una serie di monoliti sagomati a parallelepipedo o a tronco di piramide che vengono conficcati al suolo in cerchio, in modo da circoscrivere degli spazi probabilmente riservati a riunioni magiche o cerimonie di culto.
Stonehenge - fonte immagine: bliss-deco.ru
Il cromlech più famoso e meglio conservato (anche se i restauri che ha subito nel corso degli anni ne hanno forse compromesso l'aspetto originario) è quello di Stonehenge, presso Salisbuty.
Sorto a partire dal 1800 a.C. circa e ampliato intorno al 1500 a.C. esso consiste in un doppio recinto di menhir verticali a loro volta sormontati da architravi, anch'essi monolitici, disposti a formare una sorta di duplice, gigantesco cerchio. 
Pianta del cromlech di Stonehenge.
Solo i blocchi evidenziati in celeste ci sono ci pervenuti nella posizione originaria.

Alcuni dei monoliti verticali del circolo esterno si stima che possano pesare una cinquantina di tonnellate, mentre gli architravi che li collegano arrivano a pesarne quasi sette. All'interno del cromlech, infine, si innalzano cinque dolmen disposti a ‹‹U››.
La costruzione di menhir, dolmen e cromlech costituisce, date le scarsissime conoscenze tecniche del tempo, uno sforzo collettivo veramente 
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Fonti:
- Giorgio Cricco, Francesco Paolo Teodoro, Itinerario nell'arte, Dalla Preistoria a Giotto, Vol1, Bologna, Zanichelli, 2016, pag. 9-11;

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