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ArtLove| Il Cenacolo, Leonardo da Vinci 1495-1497


Il tema dell'ultima cena di Cristo con gli Apostoli a Gerusalemme, durante la celebrazione della Pasqua ebraica, fu, nel corso della storia artistica del nostro paese, numerosamente affrontato, soprattutto in piena epoca rinascimentale. Ciò che colpisce gli storici e gli amanti dell'arte è che fino alla rivoluzionaria rappresentazione di Leonardo, nessuno aveva mai osato cambiare l'iconografia con la quale veniva rappresentata questo passo del Vangelo.
La tradizione artistica vedeva infatti, la rappresentazione di Cristo nell'atto di istituire il sacramento dell'Eucarestia (benedicendo il pane e il vino). Gli Apostoli, che lo affiancavano, prendevano posto dalla stessa parte di un lungo tavolo rettangolare o poligonale.
Tutti, tranne Giuda.
Andrea del Castagno, Ultima Cena, 1448, Affresco, Refettorio di Sant'Apollinia, Firenze.
fonte immagine
Giuda, infatti è isolato e collocato di fronte a Gesù, dall'altra parte del tavolo.
Per sottolineare il compiuto tradimento sulla sua spalla c'è anche un diavolo (Giovanni, 13:2; Luca 22,3), mentre la borsa con i trenta denari d'argento, che aveva ricevuto in cambio, pende dalla sua cintura, ben evidente. 
Infine, spesso, San Giovanni posa il capo sul petto del maestro, com'è narrato in Giovanni, 13,23.
Domenico Ghirlandaio, Ultima Cena, 1480,Affresco, Refettorio d'Ognissanti, Firenze.
Leonardo sconvolge ogni consuetudine.
I dodici Apostoli sono disposti dalla stessa parte del tavolo, sei a destra e sei a sinistra del Cristo, mentre il momento raffigurato è quello in cui Cristo pronuncia queste parole:

<<"In verità, in verità vi dico: Uno di voi mi tradirà". I discepoli allora si guardarono l'un l'altro, non sapendo a chi alludesse. Ma uno dei suoi discepoli, quello da Gesù prediletto, stava appoggiato 
presso il petto di lui. A questo dunque fe' cenno Simon Pietro, e gli disse: "Domanda chi è quello di cui parla" >>

E' evidente, quindi, che Leonardo non ha voluto rappresentare prettamente l'evento religioso dell'Eucarestia, ma un atto umano: il tradimento di un amico!

Le parole di Gesù riecheggiano da una parte all'altra del tavolo, generando angoscia, disapprovazione e stupore incredulo nei discepoli. 
Questi, in preda alle emozioni si alzano, si interrogano, discutono animatamente fra loro; dividendosi in gruppi di tre, lasciando isolata la figura di Cristo, solitudine che accompagna ogni essere umano nei momenti cruciali della vita.
Bartolomeo è balzato in piedi e si è sporto verso il Cristo poggiando entrambe le mani sul tavolo. A questo gesto, anche Giacomo minore e Andrea, li vicino, si sono alzati.
Bartolomeo, Giacomo minore, Andrea
Giuda, in uno scatto nervoso, si è girato a guardare Gesù in modo interrogativo, poggiando il gomito destro sul tavolo, mentre il suo busto si spinge indietro, quasi a voler allontanare da sé quell'accusa.
Pietro si è portato con il volto vicino a Giovanni, al quale appunto farà la richiesta sopracitata.
Giuda, Pietro, Giovanni
Il Cristo al centro della composizione è non ha l'aureola che lo identificano come l'essere divino, come tipicamente avviene nelle rappresentazioni tradizionali.
E' solo il luminoso cielo dello sfondo contro cui si staglia, che incornicia e glorifica la figura del Cristo.
Gesù Cristo
Giacomo Maggiore, inorridito, con le braccia allargate sembra voler trattenere sia Tommaso, che con il dito rivolto verso l'alto chiede se darà lui a tradirlo; e sia Filippo l'apostolo che più di tutti si mostra in preda alla pietà dell'evento.
Giacomo Maggiore, Tommaso, Filippo
Matteo, Giuda Taddeo e Simone, invece, discutono fra loro concludendo e spegnendo la violenza dei sentimenti accesi dalle parole di Cristo e manifestatasi a partire dal gesto di scatto di Bartolomeo (dal lato opposto del tavolo).
Matteo, Giuda Taddeo, Simone.
Scrisse Leonardo:
"il bono pittore ha a dipindere due cose principali, cieè l'omo e 'l concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perché s'ha a figurare con gesti e movimenti delle membra; e questo è da essere imparato dalli muti, che meglio li fanno che alcun'altra sorte de omini". 
(da Libro di Pittura di Leonardo da Vinci, 1540.) 

La fama che accompagna ancora oggi quest'opera fu immediata, ma già nel 1517 il grande dipinto cominciò a deperire. Questa tragedia si deve, con ogni probabilità, imputare alla tecnica pittorica che Leonardo volle sperimentare. Le regole degli affreschi che imponevano il completamento delle opere in breve tempo delle opere, non potevano fare per lui, maniaco dei dettagli e grande studioso della perfezione. 
Studiò una tecnica basata su tempera e olio su una preparazione a base di gesso (che asciugandosi lentamente, permetteva l'esecuzione pittorica prolungata nel tempo).

Giorgio Vasari, vedendo l'opera nel 1566, scrisse:
"tanto mal condotto che non vi si scorge più se non una macchia abbagliata".

I frati del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, furono talmente tanto arrabbiati dallo stato dell'opera, che comunque aveva richiesto due anni per la sua realizzazione, che ad un certo punto decisero di aprire una porta per unire le cucina con il refettorio, eliminando per sempre parte del tavolo e le gambe della figura di Cristo.
fonte immagine
Sarà solo dopo il 1997, quando a seguito di un restauro radicale iniziato nel 1977, l'opera è stata liberata dalle sovrapposizioni di colori non originali, riportando alla luce e 'consolidando' il vero colore di Leonardo rilevando (per ciò che fu possibile) la luminosità originale dell'opera.

Ciò che ancora oggi sorprende i visitatori del Cenacolo, è anche lo studio prospettico naturale che Leonardo, come in tutte le sue opere. Infatti l'opera si presenta come la naturale prosecuzione della camera, come se fosse un allargamento del refettorio dei frati (tema della condivisione del cibo). Viene addirittura ripreso lo stesso punto di luce delle finestre reali e si ripropone anche lo stesso ambiente in prospettiva.

Questo post è stato ripreso dalle storie #ArtPills

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