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Cosa visitare a Palermo in un weekend | Castello della Zisa


Nel pomeriggio del nostro secondo giorno a Palermo (clicca qui per gli altri post), ci siamo spostati dal centro per andare a visitare il Castello della Zisa.


Il Palazzo della Zisa (dall'arabo al-ʿAzīza, ovvero "la splendida") sorgeva fuori le mura della città di Palermo, all'interno del parco reale normanno, il Genoardo (dall'arabo Jannat al-arḍ ovvero "giardino" o "paradiso della terra"), che si estendeva con splendidi padiglioni, rigogliosi giardini e bacini d'acqua da Altofonte fino alle mura del palazzo reale.


Fondato dal re Guglielmo I nel 1165 e portato a compimento dal successore Guglielmo II (1190 ca.), costituisce un sorprendente esempio di architettura palaziale ifriqena
Concepito come dimora estiva dei re, rappresenta uno dei migliori esempi del connubio di arte e architettura normanna con ambienti tipici della casa normanna e decorazioni e ingegnerie arabe per il ricambio d'aria negli ambienti


Si tratta, infatti, di un edificio rivolto a nord-est, cioè verso il mare per meglio godere delle brezze più temperate, specialmente notturne, che venivano captate dentro il palazzo attraverso i tre grandi fornici della facciata e la grande finestra belvedere del piano alto. 


L’edificio, a pianta rettangolare con due avancorpi turriti sporgenti sui lati brevi, si sviluppa su tre livelli, marcati all'esterno da sottili cornici e da archi ciechi a rincasso che inquadrano le finestre (oggi rettangolari, originariamente bifore sovrastate da monofore circolari). 
L’edificio è concluso in alto da una fascia con epigrafe in arabo, oggi frammentaria a causa dei tagli realizzati in epoca moderna per ottenere la merlatura.


I venti captati nelle fornici venivano inumiditi dal passaggio sopra la grande peschiera antistante il palazzo e la presenza di acqua corrente all'interno della Sala della Fontana dava una grande sensazione di frescura. L'ubicazione del bacino davanti al fornice d'accesso, infatti, è tutt'altro che casuale: esso costituiva una fonte d'umidità al servizio del palazzo e le sue dimensioni erano perfettamente calibrate rispetto a quelle della Zisa.


La sala della Fontana, di tipologia islamica è aperta sul vestibolo attraverso un ampio arco ogivale sorretto da colonne binate, ai lati del quale sono i resti dell’epigrafe in stucco con il nome del palazzo e il riferimento a Guglielmo II.


Tutta la sala è decorata con mosaici decorativi e tarsie marmoree in opus sectile che incorniciano le lastre di cipollino sulle pareti e arricchiscono il pavimento. 

 

Alle correnti d’aria generate da questo rudimentale ma efficace sistema di areazione, è legata la leggenda dei Diavoli della Zisa, un racconto popolare secondo cui quando a Palermo soffia un vento molto intenso, ciò è dovuto all'uscita di questi diavoletti dal palazzo che porterebbero con sé l’aria fresca "conservata" dentro il palazzo. 


Secondo la tradizione popolare, tutto avrebbe origine da un dipinto posto proprio nella Sala della Fontana, in cui sono raffigurati alcuni Dei dell’Olimpo (al centro Giove e intorno Nettuno con il suo tridente, Plutone, Giunone, Mercurio, Vulcano, Venere, Marte e altri), considerati i custodi di un immenso tesoro fatto di monete d’oro che sarebbe nascosto dentro il palazzo. 


Il tesoro sarebbe arrivato a Palermo per mano di due giovani amanti, Azel Comel e El-Aziz, costretti a scappare dopo che il sultano, padre della ragazza, si era opposto alle nozze. Arrivati nel capoluogo siciliano, Azel aveva chiamato i migliori costruttori per erigere il palazzo della Zisa, ma quando gli era arrivata la notizia del suicidio della madre di El-Aziz a causa della loro fuga, i due amanti erano morti a breve distanza l’uno dall’altro, non prima però di aver fatto un incantesimo sul loro tesoro, affidandone la protezione ai diavoletti dipinti sulla volta della Sala della Fontana.
Per svolgere il loro importante compito, questi diavoli spesso si mescolerebbero tra loro per impedire di essere contati (e di conseguenza di rompere l’incantesimo che protegge il tesoro). Ciò avverrebbe in particolare il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, quando fissandoli a lungo si avrebbe l’impressione che comincino a muovere la coda e a storcere la bocca.
La leggenda palermitana dei diavoli della Zisa ha influenzato perfino il linguaggio della città, come dimostra il celebre modo di dire popolare “E chi su, li diavoli di la Zisa?” ("E cosa sono? I diavoli della Zisa?") per indicare una circostanza in cui non tornano i conti. 



Sul lato occidentale si trova un pannello musivo: si tratta di un raro esempio di mosaico bizantino con temi profani e iconografie islamiche. Al di sotto del mosaico si trova una nicchia rientrante da cui un tempo sgorgava l’acqua della fontana, che scivolando lungo una lastra marmorea a chevron (sadirwan), si riversava in una canaletta aperta sul pavimento, intervallata da due piccole vasche quadrate e marcata da bande in opus sectile. 




Al lati della sala della Fontana, si trovano gli ambienti residenziali e le scale che conducono ai piani superiori. In molti ambienti sono frequenti le nicchie a muqarnas.


Anche la dislocazione interna degli ambienti era stata condizionata da un sistema abbastanza complesso di circolazione dell'aria che attraverso canne di ventilazione, finestre esterne ed altri posti in riscontro stabilivano un flusso continuo di aria.

 

Il primo piano si presenta di dimensioni più piccole, poiché buona parte della sua superficie è occupata dalla Sala della Fontana e dal vestibolo d'ingresso, che con la loro altezza raggiungono il livello del piano superiore. Esso è costituito a destra e a sinistra della Sala della Fontana dalle due scale d'accesso che si aprono su due vestiboli. Questi si affacciano con delle piccole finestre sulla parte alta della Sala, affinché, anche dal piano superiore, si potesse osservare quanto accadeva nel salone di ricevimento. Questo piano costituiva una delle zone residenziali del palazzo ed era destinato molto probabilmente alle donne.


All'interno della Zisa, oggi Museo d’Arte Islamica, sono custoditi ed esposti diversi manufatti, tra cui uno di straordinaria importanza: una lapide marmorea di forma esagonale con una croce centrale in opus sectile intorno alla quale è ripetuta un’iscrizione in tre diverse lingue (latina, greca, araba) e con quattro differenti caratteri (l’arabo anche in carattere ebraico), eseguita per il sepolcro di Anna (morta nel 1149), madre di Grisanto, prelato di corte, che costituisce una significativa testimonianza del sincretismo culturale che caratterizzò la civiltà della Sicilia normanna.



Il secondo piano constava originariamente di un grande atrio centrale delle stesse dimensioni della sottostante Sala della Fontana, di una contigua sala belvedere che si affaccia sul prospetto principale e di due unità residenziali poste simmetricamente ai lati dell'atrio. Questo piano dovette certamente assolvere alla funzione di luogo di soggiorno estivo privato, dal momento che l'atrio centrale scoperto apriva questo luogo all'aria ed alla luce.




  

 

La stereometria e la simmetria del palazzo sono assolute!
Esso è orizzontalmente distribuito in tre ordini, il primo dei quali al piano terra è completamente chiuso all'esterno, fatta eccezione per i tre grandi fornici d'accesso.
Il secondo ordine è segnato da una cornice marcapiano che delinea anche i vani delle finestre, mentre il terzo, quello più alto, presenta una serie continua di arcate cieche.



 





Erano presenti tanti gattini 😸



 



A presto per l'ultimo post sul mio viaggio a Palermo, dedicato alla Cattedrale di Monreale!


Per info sulle visite:

Fonti:
- R. Bonelli, C. Bozzoni, V. Franchetti Pardo, Storia dell'architettura medievale. L'occidente europeo, mar 1997, Roma-Bari, Editori Latera;
- Wikipedia, l'enciclopedia libera, La Zisa, https://it.wikipedia.org/wiki/La_Zisa;
- arabonormannaunesco.it, Palazzo della Zisa, in https://bit.ly/2VOwFKs;
Marcello Gagliani Caputo, La legenda de I diavoli della Zisa, in la telanera.com, https://bit.ly/2UeNPPR

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